Hai ragione Lupallo: avevo dato un'occhiata rapida per capire in che zona fosse e a che distanza dalla stazione, pensando anche che avrei potuto acquistare una cartina sul posto (ma ho pensato di farlo quando già avevo lasciato la stazione e non ne ho trovate) o consultare le mappe alle fermate del tram (cove la via non era indicata). Avrei fatto meglio a memorizzare un percorso base. Va be', ho conosciuto zone di Torino dove non ero mai stata!
Quel che mi ha colpito di Rocky docente è il suo essere medico assolutamente non pietoso, che non risparmia critiche (ha detto a un ragazzo che doveva dimenticare tutto quello che aveva studiato da quando aveva cominciato a interessarsi all'opera, perché l'impostazione del suo insegnante era completamente sbagliata e lavorava di forza sui difetti invece di correggerli seguendo la sua natura), ma nel contempo con una leggerezza, un modo di fare che riescono sempre a essere piacevoli, a farti sentire a tuo agio. Insomma, un insegnante severo e puntiglioso, anche spietato ma non
cattivo (come per esempio di dice di Freni o Scotto).
Il suo metodo è maieutico, non parla (uno come lui che con la voce ha sempre fatto quel che voleva) di "controllare la voce", lo definisce un concetto sbagliato dal punto di vista pedagogico. Un braccio, mi ha spiegato, lo muovo secondo la sua natura, non perché lo manovro con l'altro. Bisogna conoscere la propria voce, ma non pensare mentre si canta, non ascoltarsi mentre si canta. Solo lavorare sui dettagli e collegare il suono che il maestro ti dice essere corretto con la percezione fisica, con l'azione che compi in quel momento. E' estremamente perfezionista, come è sempre stato su se stesso: la ricerca è continua perché si deve essere mossi da una continua sfida verso le difficoltà da superare, i limiti che ogni cantante ha. E si impara moltissimo dai colleghi, osservando i loro punti di forza ma anche i loro limiti.
Devo sbobinare l'intervista, ma è stata veramente entusiasmante per quanto breve. Sentirlo parlare di canto è stupendo. Non c'è nessun rimpianto verso il teatro: ora si rilassa, quando lo invitano insegna volentieri e della carriera conserva i bei ricordi.
La sua insegnante, Renata Carisio, veniva dalla scuola diretta del Garcia e leggendo i suoi scritti (proprio tutti!) ha ritrovato, approfondito e consolidato quanto lei gli aveva trasmesso. Il Garcia è la base stessa del canto.
Su youtube si può ascoltare una sua lezione sul passaggio che in effetti può risultare un po' strana, visto che di passaggio non parla, praticamente lo nega riferendosi invece a concetti come "dark timbre". Be', vedendolo insegnare e parlando con lui, anche se non in specifico di questo, si capisce chiaramente che il suo processo pedagogico maieutico non è che neghi necessariamente il concetto di passaggio, ma lo superi a livello teorico concentrandosi sull'esperienza empirica e su una consapevolezza della propria vocalità che diviene il modo migliore per sfruttarne tutte le possibilità.